“Gli uomini non si stancano di contemplare le cime dei monti, i vasti flutti del mare, le ampie correnti dei fiumi, l’immensità dell’oceano, il corso degli astri; ma dimenticano di analizzare se stessi”.
Agostino, Confessioni
- Anno
- 2026
- Autore
- Milo Rau e Servane Dècle
- Con
- Mauro Avogadro, Vanda Colecchia, Yudel Collazo, Chiara Ferrara, Federica Fracassi, Giovanni Franzoni, Francesca Garisto (avvocata), Sergio Leone, Rosario Lisma, Irene Mantova, Milvia Marigliano, David Meden, Giusi Merli, Mitsuki Minagawa, Renata Palminiello, Stella Piccioni, Sara Putignano, Renato Sarti, Francesco Sferrazza Papa, Cinzia Spanò, Massimiliano Speziani, Giulia Trivero, Maria Elena Viola (giornalista), Carlotta Viscovo, Sara Zambotti (antropologa/giornalista), Debora Zuin e con gli allievi del corso “Luca Ronconi” della Scuola di Teatro “Luca Ronconi” del Piccolo Teatro di Milano Emanuele De Barbieri, Issouf Montell Kone, Mimì Dario Marchianò
- Regia
- Milo Rau e Servane Dècle
- Drammaturgia
- Nastasia Griese
- Traduzione
- Chiara Elefante
- Produzione
- Progetto di Vienna Festival (Wiener Festwochen) | Free Republic of Vienna - Produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
- Debutto
- 24 maggio 2026 - Piccolo Teatro di Milano
Uno dei processi più mediatici, discussi ed emblematici del nostro tempo. Come in uno studio sociologico, ci rivela che in una città dell’Europa occidentale perfettamente “normale” – la piccola Mazan, nel sud della Francia, vicino ad Avignone – uomini del tutto “ordinari”, appartenenti a tutte le classi sociali e fasce d’età, possono essere capaci del crimine forse più estremo: lo stupro reiterato di una donna incosciente. Una donna – Gisèle Pelicot – che, tuttavia, sceglie che il processo avvenga a porte aperte: «La vergogna deve cambiare campo». È tempo di spostare il senso di colpa dalla vittima al colpevole.
Portando in scena interrogatori, arringhe e commenti attorno a questo storico dibattimento, Milo Rau e Servane Dècle firmano un potente e politico atto di memoria.
«Da una prospettiva sociologica o filosofica – commenta Rau – questo caso rappresenta uno studio empirico involontario sull’onnipresenza del patriarcato e della cultura dello stupro, che continuano a infiltrarsi nelle nostre vite nonostante decenni di campagne di sensibilizzazione, leggi sempre più severe e il successo del movimento MeToo nel dare voce alle vittime. È come se dicessimo: “Abbiamo fatto luce su un aspetto del problema, ma ce n’è un altro che resta completamente in ombra”. E non è ancora stato scalfito».
Press release
-
Recensione - "La pièce sembra muoversi esattamente dentro questa soglia, in cui Milo Rau e Servane Dècle riducono il teatro al suo minimo costringendo lo spettatore a sostare dentro le zone più opache della violenza, là dove responsabilità e negazione, consenso e dominio, intenzione e atto smettono di coincidere e il “mostruoso” perde la propria fisionomia culturalmente costruita per secoli dalla società. È allora che il teatro, più che ricostruire un caso giudiziario, si mostra come un esercizio necessario di permanenza dentro ciò che tende a nascondersi alla visione della coscienza, per poi, infine, scomparire."
Andrea Gardenghi, Teatro e Critica
leggi l'articolo completo → -
Recensione - "Uno dei meriti de "Il processo Pelicot" è la capacità di allargare il campo, con un grande lavoro drammaturgico di Rau e Dècle – che sono riusciti ad allestire uno spettacolo di dquattro ore e mezza senza alcun cedimento"
Lucrezia Ercolani, Il Manifesto
leggi l'articolo completo →